La partecipazione è l'anima della democrazia

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Interrogazione sul debito Ifis

Oggetto: Transazione con Banca Ifis spa (debito verso Enel sole srl). Gent.mo Sindaco, sono a chiederle qualche chiarimento, ove ritenga di doverlo alla cittadinanza, su un tema che, se non sbaglio, non mi è del tutto nuovo: la costituzione e il mancato pagamento di debiti da parte del comune di Modica. Leggevo agli atti comunali di un debito impiantato dai suoi predecessori e da lei accresciuto verso la Enel Sole srl. Per esser chiara, per chi non conosce in dettaglio questi temi, riassumo i principali fatti che lo concernono. Tra il Comune di Modica e l’Enel Sole srl ha avuto luogo un lungo rapporto di lavoro che il comune di Modica deve ancora pagare. Il debito nasce il 30 settembre 2004 e lièvita sino al 30 novembre 2015, raggiungendo l’ammontare di 749.096,96 euro. L’importo ulteriormente lièvita a 1.198.355,60 euro, poiché sono maturati 400.000.00 euro di interessi moratori, 40.386,69 euro di interessi dilatori, ed 8.871,95 euro di spese legali. Non mi dilungo sulle logiche di ciascun singolo importo che trova, comunque, il suo momento generatore in una pluralità di fattori tra cui l’irresponsabilità degli amministratori. Ad un certo momento, considerato che liquidi non ne arrivavano, Enel Sole srl cede il credito a Banca Ifis. Banca Ifis, com’è noto, è una società per azioni specializzata nello sbrogliare le rogne che altri non ha la pazienza di sbrogliare. In breve: Enel Sole paga pur di non dover affrontare, nell’agone economico, chi vive di espedienti e si presenta senza o con poca credibilità. Banca IFIS comincia la sua azione. Presenta istanza per decreto ingiuntivo e lo ottiene l’otto novembre 2017. Ovviamente il Comune, alla somma dovuta deve aggiungere ulteriori interessi e le immancabili spese di giustizia. Il decreto ingiuntivo è notificato all’Amministrazione comunale il 30 novembre 2017. Il presidente del Tribunale ordinario dichiara esecutiva l’ingiunzione a partire dal 9 marzo 2018. Il 14 dicembre si perviene ad un accordo transattivo. Le parti si accordano per un pagamento in 24 rate mensili dell’intera somma. La prima rata scadrà il 31 gennaio 2019 e l’ultima, ovviamente, il 31 dicembre 2020. Il Piano di rientro è sottoscritto il 29 ottobre 2018. La Banca creditrice, in caso di « puntuale e integrale » pagamento del debito, si obbliga a rinunciare agli interessi maturati nel biennio 2019-2020, pari a 108.962,64 euro e a 40.386,69 euro, anch’essi interessi, ma dilatori, maturati prima del piano di rientro. L’Amministrazione, tuttavia, non è stata puntuale: ha mancato di pagare alcune rate e, ancora più grave, di riscontrare alcune sollecitazioni di pagamento, per cui Controparte, con lettera del 20 gennaio 2020, ha dichiarato risolta la transazione. Dopo la risoluzione, il signor Sindaco si è ripresentato alla creditrice e ha dichiarato di voler onorare gli impegni. Le è stata data un’ulteriore possibilità ma, ancora una volta, nessuna parte del debito è stata pagata. Per altro ha ignorato, contravvenendo ancora alle più elementari regole del vivere civile, alcune nuove sollecitazioni di pagamento, per cui il 18 settembre 2020 le è pervenuta una seconda dichiarazione di « risoluzione del Piano di Rientro ». Per effetto della risoluzione tutti i debiti e i relativi accessori, ossia gli interessi di mora, gli interessi dilatori, le spese di giustizia ed altri più minuti cespiti sono stati persi dal Comune, con la conseguenza che il debito è risalito all’importo originario a cui occorre aggiungere gli interessi maturati nell’intermedio. Le è stato intimato, infine, di pagare entro sette giorni dal 21 settembre 2020, data di ricezione della disdetta del piano di rientro. Così stando le cose mi sono domandata e le domando: La Sua Amministrazione è stata interamente svolta, per quanto riguarda il pagamento dei debiti, secondo un cliché che si caratterizza per quattro passaggi: inizia con l’apparente intenzione di pagare i debiti, anche quelli vecchissimi; b) propone il pagamento in cambio di una preliminare ma inevitabilmente condizionata riduzione del debito; sottoscrive la transazione; non adempie all’impegno sottoscritto. Il risultato è triplice: convince la popolazione che ci sa fare e che paga i debiti; guadagna tempo e, per talune iniziative, la fa franca, lei non il Comune. Perché passando il tempo senza pagare, nella sua ottica, probabilmente, si convince di aver lasciato l’impressione di voler pagare anche se non lo ha fatto; il debito si accresce di ulteriori somme e resta a carico dei cittadini. E’ il classico caso del sognatore inconcludente: si prefigge lunghi itinerari ma resta inchiodato al punto di partenza. Insomma: finge di affrontare il problema ma alla fine tutto resta come prima, anzi, trattandosi di debiti, si ritrova più onerato (« anfussatu ») di prima. Non sarebbe stato meglio, in vigenza del D.L. n. 34/2020, art. 116, mettere da parte questo infruttifero comportamento e chiedere, nei limiti del possibile, di pagare il debito mediante l’anticipazione di liquidità? Come intende affrontare il problema?

Ivana Castello consigliere comunale del PD