La partecipazione è l'anima della democrazia

La partecipazione è l'anima della democrazia

Divari di genere, le donne al centro della nuova agenda democratica.

Molto spesso le donne subiscono soprusi e discriminazioni nell’ambito lavorativo, in particolare modo quando si devono assentare dal lavoro per ragioni di maternità. Lo Stato dovrebbe contribuire a ristorare le aziende, sgravarle dal pagamento dei contributi previdenziali, in modo da garantire tali diritti. Oggi succede il contrario e le stesse, il più delle volte, costringono le lavoratrici a firmare licenziamenti in bianco. A parte l’adozione di politiche che parifichino effettivamente nel mondo del lavoro i due generi, occorre una vera e propria rivoluzione culturale da introdurre sin dal mondo della scuola. Occorre operare perché la percentuale delle donne che lavorano In Italia raggiunga al più presto la media europea ed avere gli stessi diritti dell’uomo. Un discorso a parte, invece, e che riguarda principalmente loro è la problematica della violenza sulle donne. Quasi sempre tali violenze hanno all’attivo segnali univoci precedenti al fatto, spesse volte anche con denunce alle autorità giudiziarie, che sono trattate con superficialità e con sottovalutazione del fenomeno. Leggi più rigorose e capaci di favorire interventi più immediati e risolutivi potrebbero essere una soluzione per arginare in parte il fenomeno. Nelle piccole aziende, completamente dimenticate dai sindacati, Il mercato del lavoro dovrebbe essere gestito dalle agenzie del lavoro. Al posto del singolo lavoratore, gli orari, la retribuzione , i permessi e i diritti dovrebbero essere trattati e concertati esclusivamente dall’ufficio di collocamento del territorio. Sul piano delle infrastrutture bisognerebbe ridurre la differenza tra nord e sud intervenendo anche su piccoli progetti che rendano più efficienti le ferrovie e i trasporti locali e su grandi progetti come la rete autostradale