La partecipazione è l'anima della democrazia

Democraziamo insieme

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Voto ai sedicenni e Università democratica: il PD partito dei giovani

Eccellente idea che oltre ad aprire e rendere protagonista una parte importante della nostra società comporta come importante conseguenza una attenzione della politica al mondo della scuola perché ambiente dove vivono degli elettori che possono quindi concorrere a costruire il loro mondo. Con l’estensione del voto ai sedicenni l’approccio al mondo della scuola può cambiare e in meglio. Gli eventi di questi tempi hanno poi reso chiaro come gli investimenti nella ricerca e nel mondo del sapere siano imprescindibili. Pur tuttavia, La formazione politica della classe dirigente dovrebbe riguardare anche i meno giovani, non è una questione di età. I giovani possono essere attratti dalla politica, e in particolare modo dal partito democratico, attraverso un linguaggio a loro comprensibile e attraverso delle politiche vere, reali e fattive, che devono mirare ad una scuola pubblica più efficiente ed innovativa, l’accesso al mondo del lavoro, la riduzione dello sfruttamento per chi già ne fa parte, che spesso innesca una mancanza di fiducia nel futuro, con tutte le varie complicazioni che ciò comporta, e nella politica in generale. L’università dovrebbe essere accessibile a tutti i meritevoli che devono essere valutati, NON con test d’ingresso complicati che misurano solo la preparazione culturale trascurando, invece, l’intelligenza e le capacità che invece richiedono una valutazione sul campo. I percorsi di studio devono essere agevolati con l’investimento di maggiori risorse e con borse di studio compensate, magari, con le maggiori entrate dalle tasse dei meno capaci. Bisognerebbe favorire l’impiego dei giovani nel lavoro artigianale, che è in fase di estinzione, anche attraverso un sostegno economico dato ai datori di lavoro per un periodo di tempo che va di pari passo al quinquennio scolastico. Oggi abbiamo tanti laureati disoccupati e tanti lavori artigianali senza occupati che, via via, stanno scomparendo. Insomma, si dovrebbero fare meno annunci ed essere più fattivi per le politiche giovanili, dare più peso alle loro organizzazioni affinché si facciano portavoce dei bisogni dei giovani se si vuole che i giovani si occupino della res- pubblica. Per fare ciò però bisogna essere preparati poiché Il voto ai sedicenni potrebbe rivelarsi un azzardo, considerato che l’elettorato del pd è prevalentemente anziano e i giovani non ci votano. Oltretutto, bisogna tenere conto anche che oggi la società, con tutte le sue sfaccettature e le complicazioni che nascondono determinate problematiche, una su tutte quelle sull’ immigrazione, ha bisogno di ragionamenti articolati la cui comprensione necessita preparazione e tempo. Tempo che il più delle volte - in una società digitalizzata come la nostra in cui la velocità della comunicazione è una discriminante importante - non abbiamo a disposizione e che ci pone in difficoltà a raggiungere un elettorato giovane molto più predisposto agli slogan che ai lunghi discorsi. Il pericolo è dietro l’angolo, a meno che non optiamo per un, sempre auspicabile, cambiamento a 360 gradi della nostra comunicazione. I giovani e le donne sono sempre stati oggetto e protagonisti dei discorsi programmatici di tutti i segretari del Pd e dei capi di governo di questo paese ma, purtroppo, sono rimasti semplicemente tali: discorsi, parole, belle intenzioni, e niente più.