La partecipazione è l'anima della democrazia

La partecipazione è l'anima della democrazia

Non siamo il partito del potere.

 La gestione del potere non deve essere una priorità assoluta. Se guardiamo gli ultimi trent’anni dei governi italiani, a parte le brevi parentesi berlusconiane, il Pd ha governato questo paese per i due terzi di questi anni. Gli atti di responsabilità, (vedi governo Monti, Conte2 e adesso Draghi) in parte imposti dalle contingenze economiche e da un paese sempre in emergenza, ci hanno tolto ogni volta linfa ed identità , e non vi è dubbio che la sinistra ha inciso di più nella conquista dei diritti sociali e nelle riforme quando è stata all’opposizione che al governo del paese. Se quello che conta è il bene dell’Italia, governare male e in cattiva compagnia, senza realizzare le nostre idee, o stare all’opposizione e magari realizzarle, non ci dovrebbero essere dubbi per la scelta della seconda opzione. Abbiamo un estremo bisogno che il PD sappia proporre la sua visione del mondo, farsi carico dei bisogni della società e, soprattutto, delle componenti sociali che i cambiamenti spingono ai margini. In particolare il partito deve sapere indicare con chiarezza “che fare”. Dobbiamo imparare a porre l’accento su ciò che ci unisce e non sulle piccole cose che ci dividono. La sinistra ha valori unitari (diritti civili e sociali, solidarietà, apertura all’umanità nella sua interezza, attenzione ai temi del lavoro, dell’ambiente, della realizzazione dell’uomo).